Il diodo a vuoto
Il diodo a vuoto contiene due elettrodi, il filamento o catodo, che se riscaldato emette elettroni, e l'anodo che se portato ad un potenziale positivo rispetto al catodo, attira gli elettroni da
lui emessi .
I diodi possono essere con catodo a riscaldamento diretto o con catodo a riscaldamento indiretto.
Nel primo caso (catodo a riscaldamento diretto) il catodo può essere costituito o da un filamento di platino o di nichel ricoperto da un ossido (di bario o di stronzio) oppure da un filamento di
tungsteno toriato o da uno di tungsteno puro.
Il filamento, in questo tipo di anodo, è di solito alimentato da corrente continua. I filamento ricoperti da ossidi sono certamente i migliori ma possono essere utilizzati quando la potenza
dissipata non supera qualche centinaio di Watt; gli altri tipi vengono utilizzati per potenze via via maggiori.
Nei trasmettitori che dissipano una grande potenza vengono utilizzate valvole con filamento a tungsteno puro.
Nel secondo caso (catodo a riscaldamento indiretto), esso è costituito da due elementi, un tubicino ricoperto di ossido di stronzio o di bario all'interno del quale (vedi fig.1)
è posto un altro tubicino di materiale refrattario al cui interno è posizionato il filamento riscaldatore doppiato.
Il catodo a riscaldamento indiretto ha dimensioni maggiori rispetto all'altro tipo ed ha una notevole capacità termica che permette alla temperatura raggiunta dallo strato di ossidi di non
pulsare sebbene siano alimentati a corrente alternata, così non capiterebbe per i catodi a riscaldamneto diretto se venissero alimentati a corrente alternata; La superficie di questi catodi
risulta equipotenziale rispetto all'anodo diversamente da quanto accade nei filamenti ad accensione diretta fra le cui estremità vi è una d.d.p. Vf che si distribuisce in maniera uniforme lungo
il filamento.
Il filo di riscaldamento dei catodi a riscaldamento indiretto viene doppiato per annullare il capo magnetico variabile determinato dalla corrente alternata di alimentazione.
Queste caratteristiche inflluiscono sull'emissione che risulta costante nei catodi a riscaldamento indiretto e variabile nell'altro tipo di catodo.
Emissione dovuta al riscaldamento.
Abbiamo già visto che con l'aumento della temperatura aumenta anche l'energia cinetica degli elettroni; affinchè un elettrone possa abbandonare il metallo per effetto della temperatura occorre
che l'energia cinetica 1/2 m 0 u2 , con m 0 massa dell'elettrone ed u la componente ortogonale alla superficie del metallo della velocità, sia maggiore del lavoro
di estrazione che, come abbiamo già visto, è pari a V 0.ε .
Prendiamo in considerazione il diodo di fig.2;
se il catodo viene riscaldato, quando la sua temperatura è tale che l'energia cinetica di cui sopra eguaglia il lavoro di estrazione allora inizia l'emissione di elettroni dal catodo.
Questi elettroni se V di fig.2 è pari a zero si allontanano dalla superficie del catodo di qualche frazione di mm (circa 0,01 mm) e poi ricadono sul catodo medesimo.
Se invece V è maggiore di zero allora alcuni elettroni abbandonano il catodo e vengono attirati dall'anodo.
con l'aumento di V aumenta anche il numero di elettroni che raggiunge il catodo.
Esiste un valore di Vs per cui tutti gli elettroni emessi vengono raccolti dall'anodo; questo valore si chiama Potenziale
di saturazione.
Gli elettroni che non giungono all'anodo permangono in prossimità del catodo e costituiscono una nube elettronia.
Ricapitolando possiamo dire che il numero massimo di elettroni che vengono emessi da catodo dipende dalla temperatura dello stesso e che il numero di elettroni che raggiungono l'anodo dipende dal
valote della differenza di potenziale fra anodo e catodo.
Lo scienziato Richardson ha enunciato la seguente legge:
Is = A.T2. e .(-b/T).S, dove Is è la corrente di saturazione, in mA , A è una costante, T la temperatura assoluta ,
e la base dei logaritmi neperiani, ε la carica dell'elettrone in coulomb, S la superficie emmittente del catodo e b =
Vo.ε /K tiene conto del lavoro di estrazione dell'elettrone con K costante di Boltzman.
Gli scienziati Langmuir e Child hanno enuciato la seguente legge : i = K . v 3/2 che rappresenta l'andamento della corrente
elettronica in funzione del potenziale di placca (anodo), K è una costante che dipende dalla geometria degli elettrodi.
Osservando la fig. 4 Vediamo che di/dv rappresenta la conduttanza differenziale e la tangente nel punto viene anche detta pendenza della caratteristica; di solito per pendenza della
caratteristica si prende quella relativa alla pendenza maggiore (tg β).
L'inverso della conduttanza differenziale è la resistenza differenziale dv/di ed ovviamente per resistenza del diodo si intende la resistenza differenziale minima.
Il compito del diodo è quello di raddrizzare una corrente alternata.
Se prendiamo in considerazione la fig.5 ci rendiamo conto che quando l'anodo è positivo gli elettroni vengono da lui attirati e si instaura una corrente i, quando invece l'anodo diventa negativo la corrente cessa.
Nella fig.5 è rappresentato un circuito con un diodo avente una curva caratteristica teorica con Rd = cost , dove v = Rd.i.
Analizzando il circuito possiamo scrivere che R c.i = e - v, dove e = E.senω.t .
Possiamo anche osservare che quando e > 0 la resistenza Rd del diodo è costante e quando e < 0, poichè non circola corrente, Rd è infinita; si deduce allora che per e > 0 , i = E.senω.t/( R+ Rd) = v/ Rd e che per e < 0 , i = 0, v = e
Cioè nei semiperiodi positivi la corrente è sinusoidale , nei negativi è nulla e fra filamento e placca è applicata tutta la tensione con la placca negativa ; tale tensione è chiamata tensione invertita.
Vediamo ora qual'è l'espressione del rendimento del diodo.
Sappiamo che il rendimento η è uguale al rapporto fra la potenza utile Pu e la potenza di alimentazione
P a .
Considerando che Pa = e.i, la potenza media di alimentazione riferita ad un periodo è :
P a= E/2.π ∫ 02π i.senω.t d(ω.t)
Considerando che P u= (e-v).i = R c.i 2 , la potenza media utile riferita a d un periodo è:
P u= R c/2.π ∫ 02π i2 d(ω.t)
sostituendo ad i la sua espressione:
i=E.senω.t/(Rc+Rd) ,
sapendo che sen2ω.t=1/2 - 1/2 .cos2.ω.t e che la corrente i è nulla fra π e 2.π , si ottiene :
Pa=1/4.(E2 /Rc+Rd) ;
Pu=1/4.(Rc.E2/(Rc+Rd)2 .
Da queste espressioni si ricava:
η = Pu/Pa = Rc/(Rc+Rd) .
Nella fig.6 sono indicati due possibili schemi di utilizzazione dei diodi.
Lo schema a è impiegato nella maggior parte delle radio lo schema b è meno usato .
Luciano e le sue radio